Franco Battiato torna a Madrid

Il sei settembre Franco Battiato torna a esibirsi sul palco del Circo Price in Ronda de Atocha a Madrid, dove aveva portato due anni fa l’album Apriti Sesamo.

Nella tournée europea ha presentato il suo ultimo disco, Joe Patti’s Experimental Group, un lavoro sperimentale, come appunto dice il titolo, con un ritorno alla musica elettronica che aveva caratterizzato la sua produzione iniziale degli anni Settanta, quando era l’unico in Italia ad usare il sintetizzatore VCS.

Tuttavia a Madrid ha detto che suonerà le canzoni più significative e conosciute della sua carriera, accompagnato da Carlo Guaitoli al piano, Angelo Privitera alle tastiere e il quartetto formato da Alessandro Simoncini (violino), Luigi Mazza (violino), Duccio Beluffi (viola) y Luca Simoncini (violoncello).

Vedere Battiato in concerto che suona sul suo tappeto persiano e scherza con il pubblico è sempre un piacere immenso, e ogni volta diventa unica e  indimenticabile. Affrettatevi a comprare i biglietti, ripassate le vostre canzoni preferite e save the date!

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5 risposte a "Franco Battiato torna a Madrid"

  1. Ho visto soltanto 3 concerti in tutta la mia vita, tutti e 3 proprio di Franco Battiato. Gli piace farli in mezzo ai prati, e questo talvolta causa degli inconvenienti non da poco.
    Ad esempio, al primo dei 3 concerti aveva piovuto a dirotto dalla mattina fino a un’ ora prima dell’ inizio, e quindi per raggiungere il mio posto a sedere dovetti avanzare nel fango che mi arrivava fino alle caviglie.
    Tuttavia, fare i concerti in un contesto agreste ha anche dei lati positivi: ad esempio, al secondo e al terzo concerto eravamo in piena Primavera, e quindi l’ aria era carica di tutti gli odori naturali della terra, sembrava di essere nel giardino dell’ Eden.
    Al primo concerto Battiato fece un’ entrata in scena spettacolare: arrivò in macchina, fece fermare l’ autista a poca distanza dagli ultimi posti a sedere e poi percorse a piedi il tragitto da lì al palco. Anche lui si sarà riempito le scarpe di fango, ora che ci penso.
    Il pubblico fu molto disciplinato: invece di sporgersi in avanti per toccarlo, si alzò in piedi e lo applaudì a scena aperta. Lo facemmo perché avevamo capito il senso profondo di quella scelta: Battiato voleva esprimere vicinanza al suo pubblico non con un sorriso finto, non con un ringraziamento stereotipato, ma con il gesto simbolico di camminare in mezzo a noi. Ci commosse senza bisogno di dire una parola.
    Il terzo concerto fu il più bello in assoluto, perché lui nell’ ultima mezz’ora ci chiamò tutti sotto il palco e fece canzoni a richiesta finché non gli andò via la voce.
    Quella sera stessa capii che non l’avrei più visto in concerto, perché era meglio chiudere così, avevo già toccato l’apice.

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