Pablo Neruda a Capri

L’Italia è stata da sempre dimora temporanea di artisti, poeti e scrittori provenienti da diversi luoghi del mondo. Affascinati dalla bellezza delle sue terre, questi geni le hanno regalato versi, tele, note e opere d’arte meravigliose. Oggi vi parleremo del soggiorno di Pablo Neruda a Capri. Il poeta cileno, che si autodefiniva un marinaio di terra, ha trascorso sei mesi sull’isola, diventata da subito per lui una fonte inesauribile di ispirazione. A Capri visse uno dei periodi più belli della sua vita, anche perché fu proprio in questo luogo così ameno che decise di sposare simbolicamente la sua ultima moglie, Matilde Urrutia, che lo aveva accompagnato sull’isola in seguito all’ordine di espulsione del poeta dall’Italia, revocato grazie all’intervento di un gruppo di intellettuali amici .

Nella raccolta di memorie Confesso che ho vissuto, Neruda afferma che l’unico modo per assaporare veramente l’essenza di Capri è liberandosi dall’etichetta di turista per scoprire la Capri popolare e saper dove trovare il vino buono e le olive che mangia la gente del posto. La Capri che celebra il poeta, infatti, è ben diversa dalle immagini dell’isola mondana a cui siamo abituati, come possiamo leggere nei travolgenti versi di Chioma di Capri.

Chioma di Capri

.

Capri, regina di rocce,
nel tuo vestito
color giglio e amaranto
son vissuto per svolgere
dolore e gioia, la vigna
di grappoli abbaglianti
conquistati nel mondo,
il trepido tesoro
d’aroma e di capelli,
lampada zenitale, rosa espansa,
arnia del mio pianeta.

Vi sbarcai in inverno.
La veste di zaffiro
custodiva ai suoi piedi,
e nuda sorgeva in vapori
di cattedrale marina.
Una bellezza di pietra. In ogni
scheggia della sua pelle rinverdiva
la primavera pura
che celava un tesoro tra le crepe.
Un lampo rosso e giallo
sotto la luce tersa
giaceva sonnolento
aspettando
di scatenare la sua forza.
Sulla riva di uccelli immobili,
in mezzo al cielo,
un grido rauco, il vento
e la schiuma indicibile.
D’argento e pietra è la tua veste, appena
erompe il fiore azzurro a ricamare
il manto irsuto
col suo sangue celeste.
Solitaria Capri, vino
di chicchi d’argento,
calice d’inverno, pieno
di fermento invisibile,
alzai la tua fermezza,
la tua luce soave, le tue forme,
e il tuo alcol di stella
bevvi come se adagio
nascesse in me la vita.

Isola, dai tuoi muri
ho colto il piccolo fiore notturno
e lo serbo sul petto.
E dal mare, girando intorno a te,
ho fatto un anello d’acqua
che è rimasto sulle onde
a cingere le torri orgogliose
di pietra fiorita,
le cime spaccate
che ressero il mio amore
e serberanno con mani implacabili
l’impronta dei miei baci.

Sull’isola partenopea, Neruda è stato ospite dello scrittore naturalalista caprese Edwin Cerio che ha offerto a lui e a Matilde la villetta di suo cugino Arturo in via Tragara. Quando andrete a Capri, vi consigliamo di percorrere questa via sulle tracce del poeta e di Matilde per godervi una vista mozzafiato sui faraglioni.

 

 

 

 

 

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