La Festa di Aprile

Buongiorno! Quest’anno ricordiamo il 25 aprile, giorno in cui viene portata a termine la lotta di resistenza militare e politica delle forze partigiane in tutta Italia segnando la fine del fascismo, con due poesie.

La prima è di Maria Pia Urso, una poetessa, insegnante e poi preside di una scuola superiore a Milano,  nata in Liguria e cresciuta a Cosenza.

Questa poesia può essere divisa in due parti: nella prima metà omaggia le donne partigiane del passato (delle quali parliamo in questo post), che hanno combattuto con le armi per liberare l’Italia dal nazifascimo. La seconda parte è un omaggio alle donne patigiane di oggi quelle che si impegnano duramente giorno dopo giorno per mantenere o ottenere diritti, non più con le armi ma con la forza della parola.

Donne Partigiane

Sono sempre con noi

fra il sussurrare delle foglie,

lo scalpiccio sullo sterrato,

il frusciare dell’erba,

nel battito dell’attesa,

nei morsi della fame,

nei sogni più forti della realtà,

nel coraggio

quando tremano le ginocchia,

nel nostro canto spensierato…

Partigiane di ieri

con tenacia e corto respiro

arginarono

la marea nera

fetida di morte.

Dai loro seni squarciati

sbocciarono fiori

profumati di dignità.

E sono ancora fra noi

vestali della memoria,

coi volantini agli angoli delle strade,

col megafono dietro un banchetto,

farfalle colorate

negli allegri cortei

a difendere diritti minacciati,

pronte nei dibattiti accesi,

col cuore nella storia

e la fresca aurora nei pensieri,

al di là

al di là del troppo fare…

Partigiane di oggi,

coriandoli

d’umano arcobaleno,

danno ascolto e voce

ai tempi contrastati,

al dolore in fondo al mare,

alla donna sfinita,

al bimbo, alla terra, alla pace.

Sono sempre con noi.

E sono ancora fra noi.

La seconda è un emozionante inno alla libertà di Franco Bartolini un falegname che ha partecipato alla lotta partigiana ed è ricordato per molte azioni di resistenza, tra le quali il lancio di un pacco di volantini inneggianti alla resistenza al nazifascismo dal tetto apribile del Cinema Teatro Garbatella (oggi è il Palladium e se lo visitate troverete all’esterno una targa con questa poesia).

Libertà

Libertà questa parola che si leva nell’aria

come un aquilone

Questa parola breve temuta dai tiranni

soffocata nel sangue e nelle gole dei vinti

e degli oppressi

questa parola dolce come sinfonia

chiara come la luce del mattino

e il sorriso di un bimbo

scritta col sangue sui muri delle celle

gridata con orgoglio ai piedi delle forche

questa parola offesa, trafitta, calpestata

questa parola eterna

preziosa universale

vi consegno come sigillo

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