Lessico: è certo, è vero, è giusto, è (proprio) così

L’uso di certo in italiano non corrisponde allo spagnolo cierto. Vediamo i seguenti casi:

  1. In italiano usiamo l’aggettivo certo per riferirci a un fatto sicuro e quindi a un fatto certoPer esempio:
    •  È certo che loro  non andranno alla festa.
    • Está claro que ellos no irán a la fiesta.
    • Adrai al concerto di Luca? Certo che ci vado
    • Irás al concierto de Lucas? ¡Claro que voy!
    • Inviterai anche Luisa? Certo che no!
    • ¿Vas a invitar también a Luisa? ¡Claro que no!
    • Vieni al cinema con noi? Certo!
    •  ¿Te vienes al cine con nosotras? ¡Claro!
  2.  Quando siamo soggettivamente convinti di quello che diciamo. Per esempio
    •  Sono certa di conoscere la soluzione. 
    • Estoy segura de conocer la solución.

Quando in spagnolo usiamo l’aggettivo cierto nell’espressione es cierto, in italiano lo traduciamo con le espressioni è vero, è giusto, è così

Per esempio.

  • ¿Lo que me acabas de contar es cierto?              
  • Quello che mi hai appena raccontato è vero?
  • Parece absurdo pero es cierto / es así.
  • Sembra assurdo ma è così…
  • En esta frase hay que usar el subjuntivo…
  • Cierto!
  • – In questa frase dobbiamo usare il congiuntivo…
  • Giusto!
  • Tendríamos que haber tomado esa carretera…
  • Es cierto, mira el mapa.
  • – Avremmo dovuto prendere quella strada…
  • Proprio così, guarda la cartina.

E ora un po’ di esercizi. Completate le frasi con certo/a, vero, giusto, così. In alcuni casi sono possibili più soluzioni.

  1. È __________ che venerdì prossimo non c’è lezione?
  2. Sembra una bugia ma è proprio ____________.3
  3. Il 2 giugno in Italia è festa. Ne sono ____________.
  4. Domani cambia l’ora, ____________?
  5. Vieni al mio compleanno? ____________!.
  6. È __________ che Simone è il fratello di Marcella? Non si assomigliano affatto!
  7. Quindi abbiamo prima una riunione con i fornitori e poi ne abbiamo un’altra con il capo, __________?
  8. Sono __________ che se chiedi le ferie per tempo te le daranno.
  9. Dicono che il 5 ci sarà sciopero dei treni ma non credo che sia _____________.
  10. So che quello che ha detto Luigi non è _________, ma ho fatto finta di credergli.

Se avete qualche domanda, lasciate un commento o scriveteci a info@centrolinguaitaliana.es

 

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Lessico: barare

Buongiorno!

Oggi parliamo di un verbo molto importante, specialmente quando facciamo dei giochi con i nostri studenti.

Barare significa truffare al gioco. Per esempio se durante una partita al “cinquillo” guardi le carte dei tuoi avversari stai chiaramente barando.

Vediamo alcuni esempi:

  • Dai, non barare!
  • Venga, no hagas trampas.

 

  • Barando sono bravi tutti a vincere
  • Haciendo trampas, gana cualquiera!

 

La persona che bara è un baro, parola che deriva dal latino baro -onis, ovvero briccone, cialtrone. Attenzione, siccome il sostantivo femminile risulta troppo ambiguo e di cattivo gusto (la bara è la cassa in cui si depongono i morti) quando a barare è una donna si preferisce usare la parola imbrogliona.

Marta è un’imbrogliona… Guarda sempre i cartellini degli altri studenti.

Marta es una tramposa… Mira las tarjetas de los otros estudiantes todo el rato.

Lucas, smettila! sei un baro / un imbroglione

Lucas, basta! Eres un tramposo.

 

L’espressione spagnola caer en la trampa invece si traduce con il verbo pronominale cascarci, di cui vi parleremo prossimamente.

 

 

 

 

Parole spagnole che fanno parte del vocabolario italiano.

Sapevate che in italiano esiste l’avverbio tampòco e che, come potete immaginare, deriva dallo spagnolo?

Sin dalle prime lezioni d’italiano si impara il significato dell’avverbio di negazione neanche. Eppure non sempre si sa che in italiano esiste anche l’avverbio tampoco, anche se meno usato e decisamente più antico.

Ma come si usa e cosa vuole dire? È sinonimo di neppure o nemmeno, ma è sempre preceduto dalla negazione né.

Ad esempio:

Non voglio preoccuparmi troppo per le avversità né tampòco avvilirmi.

Non ho intenzione né di perdere troppo tempo né tampòco di stancarmi facendo ore di la fila per comprare un biglietto della lotteria di Natale da Doña Manolita.  🙂

Probabilmente ad un ispanofono piacerà usare una parola così familiare; bisogna però tenere in conto che è un avverbio raro ed antico e non possiamo usarlo esattamente come in spagnolo usiamo tampoco.

Detto questo, non dimentichiamo che ognuno di noi ha la libertà e il potere di far rivivere qualsiasi parola antica che apprezza.

Lessico: magari!!, magari e magari…

Oggi vi parliamo di una parola che incuriosisce spesso gli studenti di italiano: MAGARI.

Magari a stuzzicare l’attenzione è il suono di questo termine di origine greca, o magari il fatto che, avendo diversi significati, è una parola che si utilizza spesso. L’altro giorno uno studente ci ha confessato che quando ha partecipato alla sua prima conference call con i colleghi italiani pensava che “Magari” fosse un membro importante del team. (Magari è stato questo episodio a spingerlo ad iscriversi al corso).

Vediamo insieme gli usi principali!

  1. Magari come esclamazione. Magari!

Quando usiamo magari come esclamazione (di solito in una risposta) possiamo voler esprimere un desiderio (irrealizzabile, ahimè) o un rimpianto.

  • Domenica vieni al mare con noi?
  • Magari!! ( = mi piacerebbe ma non posso; è come se dicessi: “magari potessi venirci”).
  • Hai mai visto Lucio Dalla dal vivo?
  • Magari! (= non l’ho mai visto, ma mi sarebbe piaciuto).

Possiamo anche usare magari per esprimere un desiderio:

Magari capissi il bene il portoghese! Magari potessi viaggiare per un anno! Magari potessi comprare una villa con il giardino in centro a Madrid!

 

2. Magari come avverbio con diverse sfumature. Magari.

Usiamo magari come sinonimo di forse per fare un’ipotesi o esprimere un’incertezza.

  • Sai perché Luisa non è ancora arrivata al corso?
  • Boh, magari ha perso il treno
  • Quando ci rivedremo?
  • Magari in agosto. Ti faccio sapere appena prendo i biglietti.
  • Magari mi sbaglio, ma il nuovo capo sembra poco simpatico.

 

Lo possiamo usare anche per rifiutare una proposta che non ci entusiasma. Magari…

  • Ti va di venire a cena da me?
  • Magari… è meglio se facciamo un’altra volta!

Come sinonimo di addirittura per indicare una scelta che, per quanto estrema, preferiamo ad un’altra.

  • Accetterai di scrivere l’articolo per quel giornale?
  • Manco morta! Magari presto resterò senza soldi, ma non ho nessuna intenzione di collaborare con loro mentendo!

Come sinonimo di semmai, eventualmente.

  • Domani forse tornando dalla montagna passiamo da te!
  • Magari avvisatemi così vi preparo qualcosa di buono per cena.

Come sinonimo di anche se.

  • Saliremo in cima al Monte Bianco, magari con qualche tappa, ma ce la faremo.
  • Magari ci metterò un po’ di tempo con tutti gli impegni che ho, ma voglio imparare l’italiano alla perfezione.

E per finire ecco alcune frasi divertenti prese da alcune pagine web italiane!

 

 

 

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Quali sono le differenze tra finalmente e infine? E tra fine e finale?

Buongiorno!

Oggi vi parliamo di un aspetto che spesso confonde gli studenti di italiano ispanofoni: la parola fine e alcuni termini da essa derivati.

La fine in italiano è femminile quando indica dove o quando termina un punto spaziale o temporale.  Per esempio:

  • Quando diamo un’indicazione: va’ sempre dritto fino alla fine della strada.
  • Quando facciamo riferimento a un periodo di tempo: prima della fine dell’anno voglio aver letto i libri che mi hai consigliato. / Ti do una risposta alla fine della settimana. Attenzione: il fine settimana è una locuzione maschile e invariabile: adoro trascorrere i fine settimana al mare.

 

Per parlare di una conclusione invece possiamo usare sia la fine sia il finale: la fine del film non mi è piaciuta / il finale del film è triste.

La finale, femminile, è invece l’evento conclusivo di una gara: la finale della Champions, la finale del Festival di Sanremo.

Ma attenzione! Il fine al maschile è sinonimo di scopo o obiettivo come per esempio nella celebre frase attribuita a Macchiavelli: il fine giustifica i mezzi .

Infine si usa invece quando descriviamo una sequenza di eventi.

Ho finito di lavorare, ho preso un caffè con Marzia, sono andata in palestra e infine ho raggiunto gli altri per l’aperitivo.

O per indicare un provvedimento da adottare, una promessa, o un obiettivo da raggiungere, l’ultimo di una lunga lista. (In questo caso corrisponde allo spagnolo y por último).

  • E infine creeremo più spazi verdi per i cittadini. / Infine si dovranno adottare gli standard europei sul risparmio energetico.

 

Alla fine, invece si usa come l’espressione spagnola: al final

  • Alla fine chi ha vinto la partita?
  • Alla fine vai a Granada o vieni con noi?
  • Magari alla fine la convinci a mascherarsi da Teletubbies.

O per indicare un accadimento ( spesso con una sfumatura negativa) che avviene dopo una lunga attesa.

  • Dopo mesi di litigi alla fine si sono lasciati. / Abbiamo provato a curare il gattino, ma alla fine non ce l’ha fatta.

 

L’avverbio finalmente è invece un falso amico perché nella lingua italiana contiene una sfumatura positiva di gioia e speranza. (Nella maggior parte dei casi corrisponde allo spagnolo por fin e a volte a al fin).

  • Finalmente sei tornata, morivo dalla voglia di vederti. / Finalmente abbiamo ottenuto i finanziamenti per gli scavi archeologici / Finalmente ho imparato a usare il NE in italiano. / Finalmente è arrivato il fine settimana!
  • Finalmente potremo avere l’opportunità di cambiare le cose.

 

Speriamo che questo post vi abbia finalmente chiarito un po’ le idee :)!

Ecco alcune esempi che abbiamo preso da Reverso Context con i quali potrete esercitarvi. Aspettiamo le vostre risposte 🙂

  1. Devo mandarla in stampa _______________della settimana.
  2. Chiediamo _____________la partecipazione diretta del Parlamento e della Commissione…
  3. E ovviamente, un ______________magico.
  4. E sembrava la ____________della storia.
  5. Victoria mi aveva______________rivelato il suo segreto.
  6. Magari ______________Superman arriva volando.
  7. Forse il vero mercato immobiliare sta ritornando _________________!
  8. Stila ______________un elenco dei paesi che saranno partner privilegiati.
  9. Dobbiamo trovarlo _____________dell’episodio.
  10. Consentitemi, _________________, di riassumere la situazione.
  11. Ricordiamo che il ____________ultimo è vincere la battaglia contro la povertà.
  12. Si osserva _____________che il metodo descritto sopra è equilibrato.
  13. Confido che _________________arriverai al dunque.
  14. Sono rincuorato che ________________________ne parli.
  15. Il ________________poteva essere molto più forte.
  16. Prima della ___________… mi supplicherai di perdonarti.
  17. La sua squadra di calcio gioca la _____________ nazionale domani nel suo stadio

 

 

 

 

Lessico: in linea di massima

È l’espressione che usiamo per riferirci a ciò che si accetta temporaneante prendendo in considerazione però che ci possono essere dei cambiamenti. È molto utile specialmente quando dobbiamo metterci d’accordo con qualcuno o fare delle previsioni per il futuro.

  • Possiamo recuperare la lezione privata mercoledì?
  • In linea di massima sì, ma se ci dovessero essere dei cambiamenti ti avviso.

 

  • Quando andrete a Cuba?
  • In linea di massima nelle vacanze di Natale

 

Può essere sostituita anche dalle espressioni in linea di principio che è molto simile all’espressione spagnola en principio, teoricamente o in teoria.

 

 

 

Lessico: la pensata!

che bella pensata!

Buongiorno! Oggi vi parliamo della parola pensata!

Pensata” deriva dal verbo pensare, ma assume una sfumatura di significato particolare riferendosi a qualcosa di orginale, in senso positivo o negativo.

Può essere una buona idea:

  • Ho comprato dei pennarelli e degli album da colorare, così i figli degli invitati non si annoieranno.
  • Che bella pensata! Brava!

Ma all’interno dello stesso contesto, può assumere un significato chiaramente ironico.

Immaginiamo che quei bambini lasciati da soli a colorare durante la festa decidano di fare un graffiti imbrattando tutta la stanza. In questo caso diremmo con tono ironico a chi ha comprato i pennarelli:

  • È stata proprio una bella pensata!

Usiamo quindi ma che bella pensata quando qualcuno compie un’azione inopportuna o poco saggia:

  • Come ti è venuta questa tosse?
  • Ho fatto il bagno nel lago anche se pioveva.
  • Ma che bella pensata!

 

Possiamo usare pensata per fare un commento su una novità (non necessariamente negativa):

  • Stanno bene messi  così i tavoli. Chi li ha cambiati?
  • Sarà una pensata di Luca.

 

La pensata è quindi sinonimo di idea o trovata e può essere bella, originaleinteressante e intelligente.

  • Vendere  quelle azioni è stata una pensata molto intelligente.

 

Si usa invece l’espressione fuori di ogni pensata per indicare un avvenimento diverso dalle aspettative o dai pronostici.

È stato eletto presidente fuori di ogni pensata.

 

Esiste un’espressione simile nella vostra lingua? 🙂