La lunga e strana storia della forchetta

Saremmo capaci di immaginare come mangiare gli spaghetti senza forchetta? In questa scena di ‘Miseria e nobiltà’ ci riescono….

Ma in generale non è una operazione molto bella da vedere e neppure troppo comoda. Eppure a quanto pare la forchetta è stata l’ultimo utensile da tavola ad entrare nell’uso corrente. E la sua diffusione si deve proprio all’Italia. Secondo quanto racconta Norbert Elias nel suo libro “Il processo di civilizzazione” questo oggetto sarebbe entrato in Italia nell’XI secolo grazie al matrimonio di un doge di Venezia con una principessa bizantina. Questa giovane donna doveva essere forse troppo raffinata -almeno per gli stili dell’epoca e le abitudini dell’Europa occidentale- se, come racconta lo storico, venne pubblicamente rimproverata per il fatto di non mangiare con le mani ma di usare delle forchette d’oro a due punte per portare il cibo alla bocca.forchette

In ogni caso questo piccolo oggetto, segno di distinzione e raffinatezza, cominciò a diventare d’uso comune in Italia a partire dal XIV secolo, naturalmente dapprima sulle tavole delle famiglie facoltose, e dalla Toscana si diffuse nel resto della Penisola. Il resto lo fecero i matrimoni: nel 1533 Caterina de’ Medici andò sposa al futuro re di Francia Enrico II e tra le meraviglie del suo bagaglio, che trasportò per mare fino a Marsiglia, c’erano le famose forchette, sconosciute in Francia. Ma l’uso di questo oggetto tardò a divenire normale Oltralpe: il figlio di Caterina de’ Medici, il futuro Enrico III, cercò di introdurne l’uso a corte dopo un viaggio a Venezia, ma senza successo, visto che la forchetta era considerata un oggetto degno di essere usato piuttosto dalle donne che dagli uomini e il povero Enrico III si tirò dietro la fama di ‘delicato’. Ancora all’epoca del Re Sole, cioè cento anni più tardi, una dama di corte di Luigi XIV ammirava la perizia con cui il re mangiava il ragù con le mani, mentre in Spagna Ana de Austria, figlia di Felipe III, usava dei guanti per eseguire la stessa operazione. Beati loro.

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In ogni caso, se volete approfondire l’argomento e vi piace la storia della cucina e della tavola in generale vi consiglio l’acquisto di un economico libretto di Giovanni Rebora che tratta dell’argomento . Buona lettura.

I maccheroni del Gattopardo

“L’aspetto di quei babelici pasticci era degno di evocare fremiti di ammirazione…. il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta”.

Così Giuseppe Tomasi di Lampedusa descrive l’arrivo in tavola del pasticcio di maccheroni noto come “Timballo”. E con ragione. Il profumo di cannella che si sparge nell’aria, anticipa il piacere di affondare il coltello nella torta di maccheroni, ripiena di polpette, fegatini e mille altre delizie. Gli invitati sono particolarmente felici perché immaginavano che il pranzo sarebbe cominciato con una ‘zuppa’ o un ‘consommé’, abitudine raffinata di origine francese. Invece il Principe di Salina li stupisce con una festa per gli occhi ed il palato.

Il pranzo a casa del Principe ha come scopo quello di presentare in società Angelica, figlia del Sindaco del paese che, essendosi arricchito con il cambio di regime, aspira a far sposare la figlia con un aristocratico. Oltre ad una cospicua somma di denaro, Angelica porta in dote al futuro marito anche una notevole bellezza ed un carattere passionale. Nel romanzo sicuramente la comparazione tra le noiose ‘zuppe’ ed il fastuoso ‘timballo’ hanno lo scopo di rappresentare le sensazioni dei commensali di sesso maschile rispetto alle donne presenti a tavola. Le figlie del Principe sono educate ed eleganti, ma prive di spirito e poco sensuali, come le zuppe, mentre il favoloso timballo è probabilmente Angelica.

Nel meraviglioso film di Luchino Visconti, la sensualità di Angelica viene rappresentata ad un certo punto con una risata esagerata ed inopportuna ad un commento volgare del nobile Tancredi, suo futuro marito.

Tornando alla ricetta, il nome ‘timballo’ viene dal contenitore in cui viene cotto il ‘pasticcio’, che è un tipo di torta ripiena. Si tratta di un piatto che si serve per le feste e che ha bisogno di una lunga preparazione. Ma se volete stupire i vostri invitati, ecco la ricetta

E se dopo tutto questo vi è venuta voglia di rivedere il film, lo potete trovare in spagnolo qui. Buon divertimento e buon appetito.