Buon Natale!

Quest’anno per augurarvi Buon Natale abbiamo scelto una delle filastrocche di Natale scritte da Gianni Rodari. A noi piace molto perché è semplice ma trasmette un messaggio di solidarietà, uguaglianza e generosità. Speriamo che piaccia anche a voi  e vi auguriamo di passare delle feste meravigliose e felici :).

Cliccando sulle parole sottolineate si aprirà il link con la loro definizione, un sinonimo o con un’immagine che vi aiuterà a capire meglio il testo.

Filastrocca di Natale

Un abete speciale
Quest’anno mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello,
lo farò nella mente,
con centomila rami
e un miliardo di lampadine,
e tutti i doni
che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole
per il passero che trema,
un ciuffo di viole
per il prato gelato,
un aumento di pensione
per il vecchio pensionato.
E poi giochi,
giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni
di bellissimi doni
per quei bambini
che non ebbero mai
un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno
all’altro è uguale,
e non è mai festa.
Perché se un bimbo
resta senza niente,
anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente,
Natale è tutto sbagliato.

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Il cielo è di tutti

Buongiorno! Oggi torniamo a parlarvi di Gianni Rodari, uno dei più importanti autori italiani di letteratura per ragazzi e bambini. L’autore insegna ai più piccoli le cose più importanti della vita con un linguaggio semplice e diretto che arriva subito al cuore, facendoci venire voglia di rileggerlo di tanto in tanto anche in età adulta.

Questa volta vi proponiamo una filastrocca in cui l’autore si pone una domanda ovvia ma alla quale l’umanità non ha mai saputo dare una risposta.

Il cielo è di tutti

Qualcuno che la sa lunga
mi spieghi questo mistero:
il cielo è di tutti gli occhi
di ogni occhio è il cielo intero.

È mio, quando lo guardo.
È del vecchio, del bambino,
del re, dell’ortolano,
del poeta, dello spazzino.

Non c’è povero tanto povero
che non ne sia il padrone.
Il coniglio spaurito
ne ha quanto il leone.

Il cielo è di tutti gli occhi,
ed ogni occhio, se vuole,
si prende la luna intera,
le stelle comete, il sole.

Ogni occhio si prende ogni cosa
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.

Spiegatemi voi dunque,
in prosa od in versetti,
perché il cielo è uno solo
e la terra è tutta a pezzetti.

 

Se vi è piaciuta, vi consigliamo di ascoltare la versione cantata dal cantautore livornese Bobo Rondelli nel 2009.

A giocare col bastone – e a esercitarsi con i verbi!

Buongiorno! Avete imparato il passato remoto in classe?

Oggi vi proponiamo un esercizio per fare un po’ di pratica su questo tempo verbale che va conosiuto bene per godersi racconti e romanzi in italiano, e fiabe come questa!

Dopo aver completato la questa fantasiosa fiaba tratta da Le Favole al telefono, inserendo i verbi tra parentesi al passato remoto, potrete ascoltare l’audio-libro per controllare. Buon lavoro e felice lettura :)!

Un giorno il piccolo Claudio giocava sotto il portone, e sulla strada _____(passare) un bel vecchio con gli occhiali d’oro, che camminava curvo, appoggiandosi a un bastone, e proprio davanti al portone il bastone gli  _____(cadere).
Claudio __ (essere) pronto a raccoglierlo e lo _____ (porgere) al vecchio, che _______(sorridere) e _____(dire): – Grazie, ma non mi serve. Posso camminare benissimo senza. Se ti piace, tienilo.

E senza aspettare risposta __ ________(allontanarsi), e pareva meno curvo di prima.
Claudio ______(rimanere) lì col bastone fra le mani e non sapeva che farne. Era un comune bastone di legno, col manico ricurvo e il puntale di ferro, e niente altro di speciale da notare.
Claudio _______(picchiare) due o tre volte il puntale per terra, poi, quasi senza pensarci _______(inforcare) il bastone ed ecco che non era più un bastone, ma un cavallo, un meraviglioso puledro nero con una stella bianca in fronte, che __ ______(slanciarsi) al galoppo intorno al cortile, nitrendo e facendo sprizzare scintille dai ciottoli.
Quando Claudio, meravigliato e un po’ spaventato, ______(riuscire) a rimettere il piede a terra, il bastone era di nuovo un bastone, e non aveva zoccoli ma un semplice puntale arrugginito, né criniera, ma il solito manico ricurvo.
– Voglio riprovare, – ______(decidere) Claudio, quando ebbe ripreso fiato. _______(inforcare) di nuovo il bastone, e stavolta non __ (essere)  un cavallo, ma un solenne cammello a due gobbe, e il cortile era un immenso deserto da attraversare, ma Claudio non aveva paura e scrutava in lontananza, per veder comparire l’oasi.
«È certamente un bastone fatato », si _____ (dire) Claudio, inforcandolo per la terza volta. Adesso era un’automobile da corsa, tutta rossa, col numero scritto in bianco sul cofano, e il cortile una pista rombante, e Claudio arrivava sempre primo al traguardo.
Poi il bastone __(essere) un motoscafo, e il cortile un lago dalle acque calme e verdi, e poi un’astronave che fendeva lo spazio, lasciandosi dietro una scia di stelle.
Ogni volta che Claudio rimetteva il piede a terra il bastone riprendeva il suo pacifico aspetto, il manico lucido, il vecchio puntale.
Il pomeriggio _____ (passare )veloce tra quei giochi.

Verso sera Claudio __ __________(riaffacciarsi) per caso sulla strada, ed ecco di ritorno il vecchio dagli occhiali d’oro. Claudio lo ______(osservare) con curiosità, ma non ____(potere) vedere in lui niente di speciale: era un vecchio signore qualunque, un po’ affaticato dalla passeggiata.

– Ti piace il bastone? – _______(domandare) sorridendo a Claudio. Claudio ________(credere) che lo rivolesse indietro, e glielo ____ (tendere), arrossendo. Ma il vecchio ____ (fare) cenno di no.
– Tienilo, tienilo – disse. – Che cosa me ne faccio, ormai, di un bastone? Tu ci puoi volare, io potrei soltanto appoggiarmi. Mi appoggerò al muro e sarà lo stesso.
E __ __ ____ (andarsene)sorridendo, perché non c’è persona più felice del vecchio che può regalare qualcosa ad un bambino.

È Carnevale e ogni scherzo vale.

Buongiorno a tutti!

Tra pochissimi giorni a Madrid iniziano i festeggiamenti del Carnelvale. Voi da cosa vi mascherate quest’anno?

Vi auguriamo di trascorrere una settimana ricca di divertimento e non dimenticate che, come dice anche questa filastrocca in cui Gianni Rodari rende omaggio alle maschere della commedia dell’arte, a Carnevale ogni scherzo vale!

Carnevale in filastrocca,

con la maschera sulla bocca,
con la maschera sugli occhi,
con le toppe sui ginocchi:
sono le toppe d’Arlecchino,
vestito di carta, poverino.
Pulcinella è grosso e bianco,
e Pierrot fa il saltimbanco.
Pantalon dei Bisognosi –
Colombina, – dice, – mi sposi?
Gianduia lecca un cioccolatino
e non ne dà niente a Meneghino,
mentre Gioppino col suo randello
mena botte a Stenterello.
Per fortuna il dottor Balanzone
gli fa una bella medicazione,
poi lo consola: – È carnevale,
e ogni scherzo per oggi vale.

opicina
Il Carnevale di Opicina.

Una favola al giorno… ci toglie gli anni di torno.

Leggere, si sa, aiuta a mantenere giovani la mente e lo spirito, soprattutto se scegliamo delle letture che stimolano la fantasia e la creatività, risvegliando un po’ quel bambino che c’è in ognuno di noi. Le emozionanti Favole al Telefono di Gianni Rodari (per saperne di più su questo grande autore cliccate qui) ci riescono benissimo . Si tratta di una raccolta di racconti  divertenti, ma con la giusta dose di morale, e molto brevi perché a raccontarli era un padre che, costretto per motivi di lavoro a spostarsi da un luogo all’altro della Penisola sei giorni su sette, ogni sera alle 9 in punto telefonava alla figlioletta, rimasta a casa a Varese (in Lombardia), che non vedeva l’ora di ascoltarne uno.

Dall’anno di pubblicazione di Favole al Telefono sono passati ben 53 anni; molti continuano a passare parte della loro vita in viaggio, i telefoni a gettoni non si usano più, ma questi racconti non hanno mai smesso di  colpire e a far sorridere bambini, ragazzini e anche meno giovani che li rileggono o li scoprono per la prima volta. E così anche quando una di queste favole entra a lezione di italiano, arriva immediatamente anche al cuore dei nostri studenti, e non soltanto di quelli più giovani ;).

Da oggi abbiamo deciso di rimettere questo magnifico libro in borsa e farci accompagnare e sorridere con lui mentre ci spostiamo per Madrid.

Iniziando da questo racconto che leggiamo insieme a voi sognando semafori blu 🙂

Una volta il semaforo che sta a Milano, in piazza del Duomo fece una stranezza.
Tutte le sue luci, ad un tratto, si tinsero di blu, e la gente non sapeva più come regolarsi.
“Attraversiamo o non attraversiamo? Stiamo o non stiamo?”
Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l’insolito segnale blu, di un blu che così blu il cielo di Milano non era stato mai.
In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano:
“Lei non sa chi sono io!”
Gli spiritosi lanciavano frizzi:
“Il verde se lo sarà mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna.
Il rosso lo hanno adoperato per tingere i pesci ai Giardini.
Col giallo sapete che ci fanno? Allungano l’olio d’oliva.”
Finalmente arrivò un vigile e si mise in mezzo all’incrocio a districare il traffico. Un altro vigile cercò la cassetta dei comandi per riparare il guasto, e tolse la corrente.
Prima di spegnersi il semaforo blu fece in tempo a pensare:
“Poveretti! Io avevo dato il segnale di – via libera – per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio.”

semaforo con luce  blu a Buenos Aires
semaforo con luce blu a Buenos Aires

E voi, che cosa fareste se i semafori della vostra città all’improvviso diventassero blu?