Lessico: cosa significa “Fare finta” ?

Avete mai sentito l’espressione “Fare finta”?

Significa: fingere, dare a vedere, far credere. È molto usata dai bambini quando giocano fingendo di essere qualcun altro, come un personaggio reale o di fantasia.

Potrebbero chiedervi – Facciamo finta di essere investigatori privati?- Proponendovi di immaginare un caso da risolvere ed indagare come un vero investigatore.

Ma non sono solo i bambini a fare finta.

Il vostro cane può fare finta di dormire perché non vuole uscire in un giorno di pioggia.

Le persone possono fare finta di essere felici quando non lo sono.

A volte facciamo finta di ascoltare ma in realtà stiamo pensando ad altro.

Un alunno che non ha studiato fa finta di stare male per non andare a scuola.

Inoltre si può “Fare finta di niente” che significa comportarsi con indifferenza o come se non fosse successo niente.

Per esempio:

Carlo e Giulia hanno dei problemi ma lui fa finta di niente e si comporta come sempre.

Il cantante ha dimenticato il testo della canzone ma ha fatto finta di niente ed ha continuato l’esibizione.

Alessandra fa finta di niente ma è molto preoccupata.

I problemi della nostra società sono molto seri, ma le persone fanno finta di niente.

Il partito è indagato per corruzione ma fa finta di niente e continua a governare.

Speriamo che l’espressione “Fare finta” e “Fare finta di niente” vi siano un po’ più chiare e, per concludere, vi consigliamo di ascoltare questa bellissima canzone di Niccolò Fabi

Ecco il testo:

Facciamo finta che io sono un Re

che questa è una spada e tu sei un soldato.

Facciamo finta che io mi addormento

E quando mi sveglio è tutto passato.

Facciamo finta che io mi nascondo

e tu mi vieni a cercare

e anche se non mi trovi tu non ti arrendi

perché magari è soltanto

che mi hai cercato nel posto sbagliato.

Facciamo finta che io non mi spavento

quando arriva la fine, prima o poi capita.

Facciamo finta che chi fa successo

se lo merita.

Facciamo finta che sono un eroe

e che posso volare e sconfiggere il male.

Facciamo finta che tu sei diverso

e che malgrado questo io non ti voglio ammazzare.

Facciamo finta che posso schioccare le dita

e in un istante scomparire

quando quello che ho davanti non mi piace non è giusto o semplicemente mi fa star male.

Facciamo finta che io torno a casa la sera

e tu ci sei ancora sul nostro divano blu.

Facciamo finta che poi ci abbracciamo

e non ci lasciamo… mai più!

Lessico: non dire gatto…

Da oggi abbiamo deciso di dedicare di tanto in tanto uno spazio ai modi di dire, quelle frasi fatte tipiche della lingua parlata che incuriosiscono sempre gli studenti, facendoli spesso sorridere.

Inizieremo con alcuni modi di dire che hanno come protagonista un animale domestico molto comune: il gatto.

Se una persona è molto agile, se è capace di arrampicarsi sugli alberi, di salire sui muri e di saltare dappertutto senza paura possiamo dire che è agile come un gatto.

Facciamo riferimento  alla destrezza di questo felino anche quando qualcuno fa il saccente e vuole saperne sempre più degli altri in tutti gli ambiti. Diciamo che quella persona vuole insegnare ai gatti ad arrampicarsi.

Quando due cose o due persone sono totalmente incompatibili possiamo dire che sono come il gatto e l’acqua bollita. Anche questa frase non ha bisogno di ulteriori spiegazioni visto che sappiamo bene tutti quanto questi felini odino l’acqua. Immaginiamoci se è bollente…

Se andiamo in un locale o a una festa dove non c’è quasi nessuno e all’indomani qualcuno ci chiede com’è andata la serata possiamo dire, con tono dispiaciuto, che eravamo in quattro gatti.

Quando qualcosa non ci convince, se la situazione è poco chiara o se pensiamo che qualcuno stia cercando di ingannarci o di farci uno scherzo diciamo sospettosi qui gatta ci cova! Probabilmente questo detto è dovuto dalla posizione accovacciata che assume il gatto prima di lanciarsi su una preda.

Se invece dobbiamo affrontare un problema o una situazione particolarmente difficile diciamo di avere una bella gatta da pelare. Pare che questo proverbio derivi dal fatto che provare a togliere i peli a un gatto, senza essere graffiati, è praticamente impossibile.

E per finire, ecco una curiosità sul proverbio non dire gatto se non l’hai nel sacco. Molti italiani diranno che si tratta di un errore, che la parola corretta non è l’animale gatto, ma il numero con i quale fa rima, ovvero il quattro. Esistono infatti molte storie popolari e antiche che spiegano l’origine di questo detto con il numero. Alcune hanno come protagonisti monaci ai quali vengono  promesse quattro pagnotte in elemosina, ma emozionandosi prima del dovuto finiscono per non riceverle tutte quante; altre cacciatori che esultano per aver acchiappato quattro prede, prima di accorgersi che l’ultima era invece riuscita a scappare. Tuttavia, la variante con la parola gatto, forse nata come fraintendimento e poi pian piano diffusa all’interno della lingua, viene oggi usata da molti.

Nella vostra lingua ci sono dei modi di dire che hanno come protagonista il gatto?

Sono simili a questi o sono diversi?