¿Conocéis los “pizzoccheri alla valtellinese”?

La comida italiana se conoce en todo el mundo. Sin embargo, los platos de pasta famosos más allá de los confines del Bel Paese son unos pocos y en la mayoría de las veces las “recetas italianas”, junto con la ortografía de sus nombres, se alejan bastante de las originales. Debido a esto, algunos podrán pensar que en Italia se come sólo pizza, pasta o bistec a la milanesa con una idea de salsas que no tienen mucho que ver con el sabor de aquellas preparadas por los italianos.

La pasta italiana tiene cienes de formas, se prepara con harinas de distintos trigos, con o sin huevos, sencillas o con varios rellenos, y se condimentan en la sartén o en el horno con una cantidad de salsas regionales, blancas o con tomate, con carne, verduras, pescado o mariscos, muy amplia. Incluso los paladares de los nativos no paran de sorprenderse cuando visitan otra región o prueban los platos de un chef en un restaurante donde no habían estado antes.

Hace un mes, os hablamos de la verdadera pizza de Nápoles; hoy  en cambio vamos a presentaros un plato de pasta típico de un valle de Lombardía de la que probablemente muchos no habrán escuchado hablar jamás: i Pizzoccheri della Valtellina. La Valtellina es una zona muy bonita de la región donde se halla Milán, entre los Alpes y cerca del Lago de Como.

El origen del nombre pizzoccheri puede proceder de la raíz pit o piz que significa pezzetto, trocito, o de la palabra pinzare, aplastar, debido a la forma aplastada de esta pasta hecha con trigo sarraceno. Hay dos teorías sobre la llegada de esa harina a la Italia del Norte. Hay quienes suponen que su difusión se debe a los Turcos que, en la Edad Media, la llevaron primero a Grecia y luego a los Balcane. Otros, en cambio, afirman que el trigo sarraceno viajó de Asia a Europa con las migraciones de poblaciones de Mongolia que, cruzando la Rusia meridional, lo llevaron  a Polonia y a Alemania y de allí se difundió también en Italia.

I pizzoccheri alla valtellinese es un plato muy completo que se prepara con patatas, repollo, una mantequilla llamada burro de malga, salvia, ajo y con un queso de vaca semicurados hecho en el valle Valtellina, il fomaggio Latteria.

Os dejamos la receta y el vídeo (en lengua italiana) del chef Alessandro Negrini que nos explica como prepar este rico plato y os aconsejamos que los probéis durante vuestros viajes de negocios o de placer a ese lugar :).

Nosotras los acabamos de preparar y estamos a punto de probarlos 🙂

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Pizzoccheri della Valtellina.
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La parmigiana, finalmente!

Per fortuna, o purtroppo, il caldo estivo sta andando via e possiamo tornare a cucinare alcuni dei nostri piatti italiani preferiti.

Incominciamo oggi con un classico della nostra gastronomia: le melanzane alla parmigiana.

Questo piatto ha diverse versioni, più o meno caloriche, e noi oggi lo prepariamo  con questi ingredienti:

  • 2 melanzane grandi
  • 80 gr di Parmigiano grattugiato
  • 200 gr di mozzarella
  • 500 gr passata di pomodori
  • sale quanto basta (q.b.)
  • pan grattato per l’impanatura (q.b.)
  • qualche foglia di basilico
  • 1 spicchio d’aglio
  • qualche manciata di sale grosso
  • 2 o 3 uova
  • olio per friggere
  • burro per la pirofila e i fiocchetti

e usando questi utensili e accessori:

  • carta assorbente per i fritti
  • 1 pirofila
  • 1 pentola
  • 1 padella
  • 1 schiumarola per estrarre le melanzane dalla padella
  • una ciotola per l’uovo e una per il pane grattato
  • una forchetta per sbattere le uova

 

La prima cosa da fare è tagliare le melanzane a fettine rotonde e metterle in uno scolapasta con del sale grosso. Stando a contatto il sale infatti le melanzane perdono il loro sapore amarognolo.

Dopo 10 minuti, dobbiamo sciacquarle e asciugarle e poi passarle prima nell’uovo sbattuto e poi nel pangrattato per impanarle e prepararle per la frittura. Dopodiché le friggiamo in abbondante olio e, quando saranno dorate, possiamo toglierle dalla padella e far assorbire l’olio in eccesso nella carta assorbente.

 

 

La passata di pomodoro invece la facciamo cuocere in una pentola con un filo d’olio, un pizzico di sale, lo spicchio d’aglio e il basilico.

A questo punto possiamo passare alla preparazione nella pirofila (precedentemente imburrata) facendo degli strati composti da:

  • un po’ di passata di pomodoro
  • melanzane impanate
  • abbondante passata di pomodoro
  • mozzarella
  • parmigiano gratuggiato

E così via, fino ad arrivare allo strato finale. Prima di infornarle, aggiungiamo sull’ultimo strato dei fiocchetti di burro.

Adesso la parmigiana è quasi pronta, dovrà soltanto cuocere 25 minuti nel forno a 250° et voilà, buon appetito!

 

E adesso, mentre aspettate che il timer del forno faccia drin! abbiamo una domandina per voi. Sapete perché si chiama parmigiana? Per scoprirlo cliccate su questo test.

 

Tutti pazzi per la pizza

Avete mai conosciuto qualcuno a cui non piace la pizza? Noi ancora no. Anche qui in Spagna, se chiedi a un bambino che cosa vorrebbe da mangiare è molto probabile che ti risponda ” quiero pizza“. E quando proponiamo agli amici di ordinarne una da asporto o di andare in pizzeria andiamo sempre sul sicuro: nessuno rifiuta mai questo alimento così sfizioso.

In Italia la pizza, quella tonda, si mangia di sera e mangiarla il sabato sera è quasi un rituale. Le pizzerie sono strapiene ed è perciò buona abitudine prenotare un tavolo o recarsi in pizzeria per tempo.

La pizza al taglio, quella cucinata in grandi teglie di metallo, è invece insieme al cono gelato un esempio di street food italiano: la mangiamo a qualsiasi ora quando abbiamo bisogno di riempire un buco nello stomaco o ne ordiniamo un vassoio per banchetti, cerimonie o per le gite fuori porta. Si può trovare con moltissimi ingredienti diversi nelle pizzerie al taglio o con i condimenti più tradizionali nelle panetterie.

Oltre a queste due classificazioni più generali la pizza poi assume nomi e ha forme e sapori diversi in tutta la Penisola. Vi invitiamo quindi a provarla e a scoprirla nella varie regioni d’Italia.

E per saperne di più su uno dei vostri (e dei nostri) piatti preferiti vi proponiamo due video, entrambi girati a Napoli, la patria della pizza per eccellenza. Il primo video è tratto da un documentario del 1976 e contiene interessanti informazioni sulla pizza napoletana.

Il secondo invece è un video che sta circolando molto in rete in questi giorni: la risposta ironica a uno spot di una nota multinazionale  in cui veniva screditata la pizza. Guardatelo qui su Repubblica TV.

Insomma,  pizza al portafoglio 1:0 hamburger, patatine e coca cola.

Bene, e ora prima lasciarvi per decidere con l’acquolina in bocca dove andremo a mangiare la pizza stasera, vi facciamo un’ultima domanda:  qual è la pizza più buona che abbiate mai mangiato?

Ciao e buon appettito!

Pane, crostate e fantasmi

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Tempo fa mi ero messa in testa di imparare a fare il pane e dopo aver cercato qualche libro ho deciso che forse era meglio affidarsi ad un video su youtube, che mi permettesse di vedere bene i passi da seguire, e poi cercare su uno dei tanti blog di cucina, una ricetta da seguire. Ed è così che, navigando qua e là, ho scoperto un blog di cucina divertentissimo, da leggere oltre che da cucinare. Attratta da una meravigliosa ricetta di panini all’uvetta sono finita sulla pagina di “fragole a merenda”. A parte la precisione delle ricette e bellezza delle foto, gli articoli sono dei pezzi di umorismo quotidiano esilarante come appunto quello che accompagnava la ricetta del pane all’uvetta: il portiere della foodblogger (ebbene sì, noi diciamo così) giustificava uno strano odore che si sentiva per la casa (attribuito ad una fuga di gas) con la presenza di un fantasma. I panini all’uvetta dall’aria così invitante non li ho mai sperimentati, ma ho provato un’altra ottima ricetta. Quella della crostata di lamponi e cioccolata (con video). Buona visione e buon appetito.

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I maccheroni del Gattopardo

“L’aspetto di quei babelici pasticci era degno di evocare fremiti di ammirazione…. il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta”.

Così Giuseppe Tomasi di Lampedusa descrive l’arrivo in tavola del pasticcio di maccheroni noto come “Timballo”. E con ragione. Il profumo di cannella che si sparge nell’aria, anticipa il piacere di affondare il coltello nella torta di maccheroni, ripiena di polpette, fegatini e mille altre delizie. Gli invitati sono particolarmente felici perché immaginavano che il pranzo sarebbe cominciato con una ‘zuppa’ o un ‘consommé’, abitudine raffinata di origine francese. Invece il Principe di Salina li stupisce con una festa per gli occhi ed il palato.

Il pranzo a casa del Principe ha come scopo quello di presentare in società Angelica, figlia del Sindaco del paese che, essendosi arricchito con il cambio di regime, aspira a far sposare la figlia con un aristocratico. Oltre ad una cospicua somma di denaro, Angelica porta in dote al futuro marito anche una notevole bellezza ed un carattere passionale. Nel romanzo sicuramente la comparazione tra le noiose ‘zuppe’ ed il fastuoso ‘timballo’ hanno lo scopo di rappresentare le sensazioni dei commensali di sesso maschile rispetto alle donne presenti a tavola. Le figlie del Principe sono educate ed eleganti, ma prive di spirito e poco sensuali, come le zuppe, mentre il favoloso timballo è probabilmente Angelica.

Nel meraviglioso film di Luchino Visconti, la sensualità di Angelica viene rappresentata ad un certo punto con una risata esagerata ed inopportuna ad un commento volgare del nobile Tancredi, suo futuro marito.

Tornando alla ricetta, il nome ‘timballo’ viene dal contenitore in cui viene cotto il ‘pasticcio’, che è un tipo di torta ripiena. Si tratta di un piatto che si serve per le feste e che ha bisogno di una lunga preparazione. Ma se volete stupire i vostri invitati, ecco la ricetta

E se dopo tutto questo vi è venuta voglia di rivedere il film, lo potete trovare in spagnolo qui. Buon divertimento e buon appetito.